LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE NON DECOLLA NEL PUBBLICO IMPIEGO PERCHE’ DISCRIMINATORIA. Un sistema a capitalizzazione con capitali per lo più… “virtuali”! Niente fiscalità di vantaggio e rendite più basse per i dipendenti pubblici rispetto ai privati

Quello che segue è il testo di una breve ma molto significativa intervista rilasciata il 22 dicembre scorso da Lucio Casalino all’agenzia di stampa Askanews, col supporto dell’Ufficio Stampa confederale.
I contenuti dell’intervista sono stati ripresi e rilanciati da diversi organi di stampa, soprattutto locali, e non a caso ignorati dalla cosiddetta “grande” stampa. Tale circostanza apre uno squarcio inquietante sul fenomeno dell’auto-censura a cui si sottopongono gli specialisti della materia, quelli, per intenderci, costantemente invitati nei dibattiti televisivi, e sul vero e proprio regime che vige nella stampa a grande diffusione e nelle televisioni col maggior indice di ascolto.  Gli argomenti che non aggradano i poteri forti, pur scientificamente inoppugnabili e di grande impatto sull’opinione pubblica, sono semplicemente ignorati. La congiura del silenzio è una delle tecniche più sottili adottate da che tenta di manipolare l’informazione. Ma noi esistiamo proprio per rappresentare e veicolare verità pure e semplici, benché scomode per il “potere”.
Nell’intervista, viene evidenziato uno dei maggiori elementi discriminanti subito dai pubblici dipendenti. Il mancato esercizio – da parte dei vari governi – della delega prevista dalla riforma Maroni, nella parte riguardante il pubblico impiego, ha determinato un doppio regime fiscale e normativo tra lavoratori pubblici e privati. Una colpevole dimenticanza di tutti gli esecutivi in carica negli ultimi dieci anni, che ha sostanzialmente impedito ai pubblici dipendenti l’accesso alla previdenza complementare.
Solo dal 2005 – con undici anni di ritardo rispetto ai Fondi complementari dei lavoratori dei settori produttivi privati e con tutte le discriminazioni citate – si è provveduto a rendere operativi i Fondi complementari dei pubblici dipendenti. Una incostituzionale disparità di trattamento, che ha di fatto impedito a tre milioni di lavoratori di costruirsi la “seconda gamba” previdenziale, quella complementare, ad integrazione dei rendimenti delle rendite pensionistiche obbligatorie, ridotte drasticamente dalla riforma Dini. ****

Professor Casalino, è vero che nella previdenza complementare sono vigenti due diversi regimi fiscali?
La delega alla riforma della previdenza complementare, disposta dalla legge “Maroni” (243/2004), è stata attuata solo per i lavoratori privati (D. lgs 252 /2005), mentre il Governo “si è dimenticato” di emanarla per i dipendenti pubblici, anche se vi era un preciso obbligo legislativo in tal senso. La conseguenza sul piano giuridico è che al pubblico dipendente non si applica, fra l’altro, la normativa fiscale di vantaggio, prevista per i privati, per cui In Italia, nel mondo del lavoro, sono incredibilmente vigenti due regimi fiscali, in tema di previdenza complementare:
ai lavoratori pubblici, la rendita (con cumulo con altri redditi) é tassata in base alle aliquote Irpef (dal 23% al 43%)
ai lavoratori privati, una tassazione sostitutiva più favorevole, dal 15% fino al 9%, senza cumulo con altri compensi.

E’ vero che nella previdenza complementare pubblica si è instaurato un mercato finanziario di capitalizzazione virtuale?
Si, incredibile ma vero: una capitalizzazione con soldi finti! A causa dell’indisponibilità economica dello Stato a coprire il TFR, destinato dai lavoratori iscritti a Fondi pensione pubblici per essere investito nei mercati finanziari, con l’accordo del 1999 tra Aran e Sindacati (tranne la CISAL), si stabilì che il TFR venisse rivalutato figurativamente (con soldi finti) dall’Inps, fino al pensionamento, sulla base di rendimenti effettivi di altri Fondi attivi sul mercato. Perciò al momento del collocamento a riposo, una parte consistente della rendita dovrà essere finanziata, con soldi veri, dallo Stato, attraverso la  Fiscalità generale, accumulando un ulteriore debito sulle spalle delle future Generazioni, con tutti i problemi di liquidità che potranno insorgere da quello scellerato accordo.

Per un maggiore approfondimento dei temi trattati, si può consultare il mio pacchetto didattico di video lezioni, postato sul sito: www.cisal.org