BRICS, NATO e G7: tre grandi vertici che rappresentano la fine di un’epoca

BRICS, NATO e G7: questi tre grandi vertici – che sembrano anche rappresentare la suddivisione di quello che sempre più si prospetta come il nuovo assetto di potere mondiale – si sono svolti da pochi giorni e, hanno tentato di trovare una soluzione allo sconvolgimento provocato agli equilibri internazionali dalla guerra della Russia all’Ucraina e non solo.

Nessuno di questi vertici, però, sembra aver offerto una visione strategica integrale alle numerose crisi connesse all’invasione dell’Ucraina. Incertezza e ambiguità, soprattutto strategica, sembrano continuare regnare, soprattutto nei vertici della NATO e del G7, su cosa si intende fare della Russia una volta finita la guerra in Europa e ammesso che non si sia stati, nel frattempo, costretti a misure e impegni ancora più drastici.

In un contesto di turbolenze senza precedenti – la prima grande guerra in Europa in tre decenni, i tassi di inflazione più alti degli ultimi decenni e una crisi alimentare globale in rapido peggioramento – i leader occidentali si sono incontrati nei due importanti vertici delle alleanze economiche e militari dell’Occidente: il G7 riunitosi in Germania e il Vertice della Nato che si è tenuto in Madrid. I risultati di entrambi gli eventi sembrano aver messo in evidenza anche i limiti della governance globale attualmente ancora dominata dall’Occidente e la crescente polarizzazione di forze a livello globale.

La presidenza tedesca del G7 aveva adottato come proprio obiettivo, nel gennaio 2022, il motto “Progresso verso un mondo equo”. Ma ciò accadeva prima dell’invasione russa dell’Ucraina e già allora il motto sembrava un obiettivo di fatto ambizioso. Oggi, purtroppo, anche soltanto non fare passi indietro rispetto agli obiettivi del cambiamento climatico o mitigare, per non parlare di invertire, il peggio della crisi alimentare globale sembra al di là della portata dei leader delle democrazie più ricche del mondo.

A Schloss Elmau, in Germania, i leader del G7 hanno deciso, tra l’altro, di essere saldamente al fianco dell’Ucraina per tutto il tempo necessario, per cui è stato messo in campo un sostegno finanziario al bilancio ucraino pari a 29,5 miliardi di dollari USA nel 2022 e un sostegno umanitario pari a 2,8 miliardi di dollari USA  nel 2022.

Intanto, il G7 soddisferà le pressanti esigenze militari dell’Ucraina e ne sosterrà la ricostruzione a lungo termine, e proprio la Germania, in quanto Presidente di turno del G7, ha stabilito di convocare una conferenza internazionale sulla “ricostruzione dell’Ucraina” e si è impegnata ad emanare sanzioni “responsabili” contro la Russia, alla luce della guerra di aggressione in corso.

Il G7 si è impegnato, inoltre, ad istituire un “Club per le questioni climatiche”, aperto e cooperativo, entro la fine del 2022 come risposta globale alla crisi climatica. Sono state prese misure ambiziose di protezione del clima che condurranno alla trasformazione industriale attraverso la decarbonizzazione accelerata, senza dimenticare, in particolare, la cooperazione con i paesi emergenti e in via di sviluppo. In collaborazione con altri partner e organizzazioni internazionali, i ministri elaboreranno disposizioni concrete entro la fine dell’anno.

Il G7 si è impegnato a combattere la fame nel mondo con “Alliance for Global Food Security” e mobiliterà ulteriori fondi per un importo di 4,5 miliardi di dollari USA sostenendo l’iniziativa delle Nazioni Unite per garantire che gli alimenti provenienti dall’Ucraina vengano immessi sul mercato mondiale; si impegnerà a mantenere aperti i suoi mercati agricoli e stimolerà la produzione alimentare globale creando, inoltre, una piattaforma per la cooperazione globale, anche successivamente al Vertice G7.

Il G7 punta a coordinare i rischi economici acuti come l’aumento dei prezzi e l’aumento del debito, fornendo un sostegno mirato ove necessario: a tal fine i paesi presenti al Vertice hanno deciso di offrire un sostegno ai paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa, in una situazione economica globale tesa e, a tal fine, hanno impegnato, per il raggiungimento di tale obiettivo, altri 100 miliardi di dollari USA. Il G7 si coordinerà con l’OCSE per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime critiche e punterà ad investire nella creazione di catene di approvvigionamento responsabili, sostenibili e trasparenti. Infine, il Vertice del G7 e i paesi partner Indonesia, India, Senegal, Sud Africa e Argentina hanno lanciato un segnale congiunto per il rafforzamento delle democrazie e per la promozione di un ordine internazionale fondato sulle regole e i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Il Quarantesimo vertice Nato che ha portato all’adozione del nuovo Concetto strategico, dieci anni dopo Lisbona, ha fatto emergere, tra l’altro, quelle che saranno le sfide tecnologiche del prossimo futuro: la nuova “Rapid response” e gli scenari del rafforzamento dell’Alleanza atlantica a nord, con l’ingresso di Finlandia e Svezia, il partenariato in chiave anticinese e le sfide nel Mediterraneo. Al vertice di Madrid, i leader della NATO hanno preso decisioni importanti che hanno stabilito la direzione strategica per il futuro a breve e lungo termine. La NATO, oggi, identifica la Russia come la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e si è rivolta per la prima volta alla Cina. Altre sfide dell’Alleanza venute fuori dal Vertice di Madrid sono state: la lotta al terrorismo, alla cybercriminalità e agli attacchi ibridi. Il nuovo Strategic Concept della NATO riafferma che lo scopo chiave dell’Alleanza è quello di garantire la difesa collettiva, basata su un approccio a 360 gradi. I tre compiti principali dell’Alleanza restano definiti come segue: deterrenza e difesa; prevenzione e gestione delle crisi; e sicurezza cooperativa.

Si è sottolineata a Madrid la necessità di rafforzare in modo significativo la deterrenza e la difesa come la spina dorsale dell’impegno di cui all’articolo 5 del Trattato Atlantico.

Lo scopo fondamentale della capacità nucleare della NATO, secondo quando riaffermato a Madrid, resta quello di preservare la pace e scoraggiare l’aggressività nei confronti dei propri alleati. Finché esisteranno le armi nucleari, la NATO rimarrà un’alleanza nucleare con l’obiettivo di un mondo più sicuro per tutti e la ricerca della sicurezza per un mondo senza armi nucleari.

Lo “Strategic Concept 2022” ha messo in evidenza che garantire la difesa nazionale e collettiva continua ad essere fondamentale e rimane tra i compiti principali dell’Alleanza per salvaguardare le nazioni partecipanti, le società e i valori condivisi. Il documento di Madrid sottolinea, inoltre, l’importanza trasversale degli investimenti nell’innovazione tecnologica e nell’integrazione per far fronte ai cambiamenti climatici e alle questioni della pace e della sicurezza.

Proprio il Mediterraneo si rivela ancora una zona strategica e continua a costituire una sfida per la NATO, che non può essere considerata solo un’alleanza militare di fronte a un impegno sempre più di carattere multidimensionale.

Il vertice di Madrid ha aperto alla Svezia e alla Finlandia come candidati ufficiali per l’ingresso nell’Alleanza. La risposta affermativa, fortemente voluta dal segretario Jen Stoltenberg, è arrivata dopo la caduta del veto turco. Il presidente Erdogan aveva infatti chiesto garanzie ai due paesi scandinavi sulla possibilità di ottenere l’estradizione di alcuni rifugiati di origine curda: un diktat che aveva creato polemiche nell’opinione pubblica europea. Il diktat di Erdogan è stata, però, considerata dagli esperti come un’abile mossa di politica interna: in conclusione, la NATO non ha ‘sacrificato i curdi’ per il suo allargamento a nord e la strada dell’adesione per Svezia e Finlandia sembra comunque essere ancora lunga.

Il 14^ Vertice dei BRICS (Brasile · Russia · India · Cina · Sudafrica) tenutosi il 23 e il 24 giugno ha portato alla Dichiarazione di Pechino, attraverso la quale i paesi BRICS hanno ribadito il proprio impegno verso il multilateralismo, sottolineando che la governance globale dovrebbe essere più inclusiva e hanno confermato il loro sostegno al ruolo centrale delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nel sistema delle relazioni tra gli Stati. La Dichiarazione sembra rivolta anche ai paesi più sviluppati affinché adottino politiche economiche responsabili che evitino severi impatti sui paesi in via di sviluppo.

La Dichiarazione di Pechino rappresenta anche una posizione di consenso all’interno dei BRICS che travalica le problematiche innescate dal conflitto in Ucraina. Nel documento dei BRICS, per esempio, si menziona 89 volte la parola “sviluppo” e 109 volte la parola “cooperazione”. Al recente vertice, il messaggio che è uscito forte e chiaro è stato che il gruppo è intenzionato a diventare indipendente dall’Occidente ed è pronto a tracciare la propria rotta.

Le idee discusse dai leader BRICS sembrano indicare i nuovi contorni del mondo multipolare. Ad esempio, il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che le sanzioni non fanno altro che “armare” l’economia globale e che  riporre “cieca fiducia nella cosiddetta posizione di forza” non è la strada giusta.

La visione della cooperazione, come modello di governance espressa dal primo ministro indiano Narendra Modi, ha dato un nuovo tono al modo in cui il gruppo vede il proprio ruolo nel mondo. Il discorso si è poi spostato dalle valute e dai meccanismi di pagamento alle catene di approvvigionamento e alle infrastrutture di trasporto e il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di ciò che è possibile e che è già in fieri.

Ma l’aspetto più significativo del vertice è stata la possibilità che il gruppo si espanda oltre Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e aggiunga nuovi membri, ovvero Arabia Saudita e Argentina.

Ciò frammenterebbe il mondo su una scala che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda e amplificherebbe la nuova era di “globalizzazione verticale” già iniziata.

di Carlo Marino

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