” ..alla cortese attenzione del Direttore de “Il Sole 24 ore” ..” LA LETTERA DI LUCIO CASALINO AL GIORNALE ECONOMICO

Mi presento: Sono il dott. Lucio Casalino, ex dirigente INPS e professore a contratto presso l’Università Federico II di Napoli, dove ho insegnato Previdenza sociale nell’ambito della Cattedra di Diritto del Lavoro.
“Il Sole 24 ore” del 19 settembre c.a., con il titolo “Pensioni, ecco chi gioca in anticipo” a firma di Chiara Bussi, pagg. 8 e 9, mette a raffronto il dato della spesa pensionistica sul PIL dei vari Paesi: L’Italia al 16,5%; La Francia al 15%; la Germania all’11,9%; la Spagna al 12,6%.
Mi permetto di osservare, chiedendone la rettifica, che il dato della spesa pensionistica (16,5%) per l’Italia è sbagliato e non rispondente alla realtà: purtroppo, da oltre un ventennio, in Italia si sta perpetrando, in danno dei lavoratori/pensionati, UN COLOSSALE IMBROGLIO.
NON E’ VERO CHE IL BILANCIO INPS DELLE PENSIONI SIA IN PASSIVO:
la spesa delle pensioni è interamente autofinanziata dai lavoratori attraverso il pagamento dei contributi sociali, pari a 1/3 della retribuzione (altro che pagarsi la pensione con un prestito!), senza bisogno di alcun trasferimento di risorse da parte dello Stato.
La Fonte: le cifre che vado a esaminare, senza tema di smentite, sono state tratte dal 2° Rapporto del Bilancio Inps 2013, redatto dal Comitato Scientifico di “Itinerari Previdenziali” presieduto dal prof. Brambilla, uno dei maggiori esperti previdenziali a livello europeo; d’altronde, dal frontespizio risulta che l’Inps ha “cooperato” a tale importante Lavoro, per così dire, ha posto il sigillo di autenticità.
L’Inps, quale Ente Pubblico strumentale multifunzione, esegue, per conto dello Stato, una serie di attività sia di tipo previdenziale che assistenziale, per cui, al fine di determinare la spesa delle sole pensioni, è necessario procedere a una corretta disaggregazione contabile delle poste in bilancio, separando dal totale delle uscite, la spesa per le prestazioni non pensionistiche (questa è la confusione in cui cadono gli Organi d’informazione, prendendo, invece, a riferimento la voce del totale delle uscite del Bilancio), perché devono essere finanziate dal Bilancio Statale attraverso la Fiscalità Generale, come prescrive la Costituzione (art.38, comma 1) e confermato dalla Corte Costituzionale (sentenza, 157/1980).
In estrema sintesi, il Bilancio ufficiale 2013 Inps (considerato come prototipo: negli anni seguenti il rapporto tra entrata e uscita subisce variazioni non significative), presenterebbe un disavanzo di esercizio pari a €.80 miliardi, derivante dalla spesa previdenziale totale pari a 296 miliardi di euro, a fronte della voce di entrata di €. 189 miliardi per contributi.
Da alcune diapositive, che fanno parte di un mio pacchetto didattico di video lezioni, consultabile sul sito www.cisal.org – ho quantificato, invece, nel dettaglio, che: risultano rendicontati in detto Bilancio, anche la spesa delle provvidenze non collegate alle pensioni, pari a 55 miliardi di euro (3,4% del PIL), che vanno, quindi, sottratte dal totale, per determinare l’effettiva spesa lorda delle pensioni.
Ai sensi degli artt. 24 e 37 della legge n. 88 del 1989, le predette provvidenze, amministrate dall’Inps, ma finanziate dallo Stato, sono quelle temporanee di protezione sociale e quelle di sostegno al reddito minimo che furono, rispettivamente, inserite:

  • nella Gestione delle Prestazioni Temporanee (GPT), quali: l’Indennità di disoccupazione, la Cassa integrazione guadagni, gli Assegni Familiari, i trattamenti di Malattia e Maternità, ecc., il cui costo è stato pari, a circa 22 miliardi di euro nel 2013;
  • nella Gestione degli Interventi Assistenziali (GIAS), quali: le Pensioni integrate al minimo, le Maggiorazioni dei trattamenti minimi, la Quattordicesima mensilità, i Prepensionamenti, le Pensioni e gli Assegni sociali, le Pensioni agli Invalidi Civili, ecc., per un costo totale di euro 33 miliardi nel 2013.

La cit. Legge dispone al punto 2 dell’art. 37, che “Il finanziamento della Gestione è assunto dallo Stato”.
Tali Gestioni costituiscono lo strumento contabile per l’applicazione delle norme che regolano l’intervento di natura assistenziale dello Stato nell’ambito del Welfare; per cui, a mio avviso, correttamente, da un punto di vista contabile, dovrebbero essere poste direttamente a carico del Bilancio statale e non del Bilancio Inps.
Pertanto, detratte le predette prestazioni di natura assistenziale e sociale (€.55 miliardi), il valore lordo delle sole pensioni previdenziali sarebbe sceso da 296 MILIARDI (16,6% del PIL) a 214 miliardi di euro (13,2% del PIL), con un abbattimento di 3,4 punti percentuali di PIL (un punto di PIL corrisponde a €.16,9 miliardi).
Infine è da sottolineare che l’effettiva uscita in Bilancio dei trattamenti previdenziali non è costituita da quest’ultima cifra (€.214 miliardi), ma dalla spesa sostenuta per il pagamento delle pensioni, al netto della tassa pagata alla fonte, che, nell’anno 2013,  è stata pari a 43 miliardi  (che è   una partita contabile di giro, perché lo Stato re-incassa una parte della spesa; ovvero è una non spesa).
Perciò, la  somma complessiva netta delle pensioni si attesta intorno a   €. 171 miliardi (€.214 miliardi meno €. 43 miliardi per tasse) pari al 10,6% punti di PIL, al disotto della media europea (in Germania, dove le pensioni non sono soggette a tassazione, è dell’11,9%, come riportato, questa volta esattamente, dal suo Giornale).
In conclusione, il Bilancio 2013 presenta addirittura un avanzo di gestione pari a €.18 miliardi, scaturente da €.189 miliardi di entrata, finanziati dai lavoratori attivi, rispetto ai predetti €.171 miliardi di uscita: altro che ” buco” del Bilancio Inps sulle pensioni; altro che la necessità, dal 1990, di 9 Leggi di riforme e di 17 interventi legislativi sul sistema  pensionistico in Italia; altro che Ape, Rita, Part- time agevolato, Esodati, Quarantunisti, Novantaseisti, Precoci, ecc.
Pertanto, contrariamente a quanto la Stampa (fra cui il Giornale da Lei diretto) periodicamente pubblica, orientando in tal senso l’opinione pubblica, il sistema delle pensioni previdenziali, risulta perfettamente sostenibile.
Anzi: tale avanzo di esercizio, alimentato, ripeto, solo dai contributi versati dai lavoratori, potrebbe concorrere ad autofinanziare forme di flessibilità in uscita secondo i requisiti previgenti di cui alla  legge Prodi (le cd quote: età più contributi), senza essere stati costretti al ricorso, al momento, di sette salvaguardie (il cui costo ha superato i 10 miliardi di euro) a favore  dei lavoratori esodati e a tipologie di espedienti che in modo surrettizio creano impropriamente finestre di flessibilità, con oneri a carico dei lavoratori pensionandi, danneggiati, in  particolare,  dalla riforma Fornero.
A causa di questa confusione, se non si pone rimedio, anche le future Generazioni vedranno incerto e lontano il futuro previdenziale: si pensi che tra 20 anni si andrà in pensione a circa 75 anni e con 45 anni di contribuzione, in virtù di quell’inesorabile e ingiusto meccanismo legislativo (costruito per ridurre costantemente le uscite di Bilancio e cioè l’importo delle pensioni), che innalza in automatico ogni due anni, dal 2019, i requisiti pensionistici rispetto all’incremento della speranza di vita, uguale per tutti i lavoratori, a prescindere dalle loro specifiche e diverse condizioni di lavoro e/o di vita e/o di residenza territoriale, come accertato dall’Istat.
A tal proposito riporto testualmente una parte del messaggio – pubblicato dall’Ansa il 10 maggio c.a. – trasmesso dal Presidente della Repubblica Mattarella, in occasione dell’apertura della Giornata Nazionale della Previdenza – in cui fu presentato proprio il rapporto “Brambilla”, presente il presidente dell’Inps, Boeri: “… La necessità di evitare parimenti ogni confusione fra il sistema previdenziale di assicurazione obbligatoria e le prestazioni garantite a ogni cittadino, in ossequio al sistema di sicurezza sociale sostenuto tramite il prelievo tributario”.
Per eliminare ogni “confusione” di tipo contabile, sarebbe opportuno fare finalmente chiarezza, inserendo, si ripete, nel Bilancio dello Stato tutte le spese di sua competenza, lasciando comunque in capo all’Inps, come avviene attualmente, la gestione funzionale e amministrativa delle predette prestazioni di protezione sociale.
Questi dati, facilmente reperibili e documentabili, a mio avviso, potrebbero essere oggetto di un ampio e articolato dibattito nel Paese, cui potrebbe contribuire il Giornale da Lei diretto, finalizzato a un’operazione di verità e a dipanare, una buona volta, quella “confusione” creata dal Bilancio dell’Inps.
Da questa situazione a dir poco paradossale, scaturisce pure un altro effetto distorto: Le cifre del Bilancio Inps, non corrispondenti alla realtà pensionistica, sono annualmente trasmesse, con formali statistiche, dall’Istat a Eurostat (U.E.), con la conseguenza delle continue segnalazioni/ingiunzioni di riduzione della spesa dei trattamenti pensionistici fuori controllo (i famigerati “compiti da fare a casa”), con la minaccia della Commissione Europea di aprire procedure d’infrazioni a carico dell’Italia.
D’altronde, è notorio che la riforma Fornero, specialmente nella parte in cui ha alzato i requisiti contributivi di 7 anni “in una notte” dal 5 al 6 dicembre del 2011 (D.L. 201/2011), è stata imposta (scritta) dalla Troika europea, sulla  base di una situazione emergenziale non vera, come documentata più sopra, creando tanti danni sulla pelle dei lavoratori in procinto di godere di una meritata pensione e delle loro famiglie.
Il prof. Boeri- anziché proporre solo la diminuzione dei vitalizi, ancorché sia condivisibile da un punto di vista etico e di equità, dimenticando (ma lo sa benissimo) che questi non sono pensioni ma prebende non collegate ai contributi, deliberate a proprio favore dagli Organi Politici – farebbe bene a fare pulizia in casa propria, proponendo adeguate rettifiche finalizzate alla ricomposizione delle voci del Bilancio INPS, per “evitare”, come affermato, si ripete, dal Presidente della Repubblica, facendo ricorso alla “moral suasion”, “ogni confusione fra il sistema previdenziale ….  e il sistema di sicurezza  sociale ….”
A questo punto, l’inerzia della Politica e della Burocrazia, di fronte a questi dati inoppugnabili, inconfutabili e autorevolmente condivisi, fa sorgere un legittimo dubbio: E’ voluto che l’Inps diventi un “bancomat” e “una foglia di fico” del Bilancio Statale, ponendo a carico dei lavoratori e dei pensionati spese che competono invece all’intera Collettività?
In attesa di un cortese, urgente intervento correttivo del Giornale da Lei diretto, La saluto con cordialità e stima.