IL GRILLO PARLANTE

Il grillo parlante nella favolistica italiana è rappresentato come un saggio consigliere, ma nel racconto di Pinocchio anche come un autentico rompiscatole. Oggi è apparso in maniera prorompente sulla nostra scena politica il personaggio di Beppe Grillo che dismessi da tempo i panni del comico televisivo ha indossato quelli del premier del movimento MP 5 Stelle, partecipando alle recenti elezioni politiche con una affermazione quanto mai insperata, ma più che scontata a causa della sfiducia nutrita dalla maggioranza degli italiani nei confronti dei partiti tradizionali, accusati di essere gli unici responsabili dei mali che oggi affliggono la nostra nazione. Le cronache dei giornali riportano i vari sviluppi di questo movimento, dando notizia dei conflitti esplosi al suo interno da parte di alcuni suoi parlamentari, i quali reclamano un maggiore coinvolgimento nelle decisioni da assumere e minacciano di andarsene in altri gruppi nel caso che non venisse accolta questa loro richiesta. Già qualche defezione è avvenuta e pare che prossimamente altre ce ne saranno, specie dopo i procedimenti di espulsione di coloro che hanno contravvenuto alla disciplina impartita dal movimento per i propri associati in tema di rapporti con la stampa, che ci fa ricordare il rigore del codice etico dell’incorruttibile giustizialista Robespierre, tanto più che gli elettori vengono chiamati “ cittadini “ come nella rivoluzione francese.
Il nostro interesse, comunque, non è dettato dall’attualità di questo avvenimento ormai noto a tutt, ma dal fatto che il MP 5 Stelle presenta molte analogie con un altro movimento politico, il Fronte dell’Uomo Qualunque, sorto per opera del commediografo napoletano Guglielmo Giannini, proveniente anche lui al pari di Grillo dal mondo dello spettacolo. Le vicende di questi due movimenti sono quasi identiche, se si considera che hanno ottenuto i loro successi per la feroce opposizione in un periodo di crisi contro la coalizione governativa del momento, in seria difficoltà nel trovare i rimedi ai numerosi disagi presenti nel paese. Il primo è apparso nell’immediato dopoguerra all’inizio della ricostruzione dell’Italia, mentre il secondo in un’epoca successiva a quella che, dopo aver vissuto il benessere del boom economico, deve ora risolvere il problema della recessione che comporta uno stato di malessere generale causato dal considerevole aumento della improduttività industriale, della disoccupazione, dei cassaintegrati e del debito pubblico che ha raggiunto cifre astronomiche da capogiro. In questa caotica situazione non è prevedibile il futuro riservato al MP 5 Stelle, al quale non vorremmo augurare lo stesso destino del qualunquismo che scomparve dopo pochi anni dalla sua nascita, nonostante l’exploit avuto nelle elezioni politiche del 1946, con il 5,3% dei voti e la nomina alla Assemblea Costituente di 30 deputati. Un fatto curioso è quello che i due movimenti nei rapporti con gli avversari usano lo stesso linguaggio pieno di invettive, fortemente provocatorio. Giannini usava il termine “ non ci rompete le scatole “ ed insultava l’allora Presidente del Consiglio Ferruccio Parri chiamandolo “ fessuccio “, mentre tra i numerosi epiteti espressi da Grillo, vi è quello che definisce Bersani, quando era ancora in carica quale Segretario del PD. “ un morto che cammina “.
Riprendendo il discorso sulle finalità che il MP 5 Stelle persegue in merito al suo programma, si nota che ancora esso non è ben definito, tanto che non si riesce a capire quali siano gli obiettivi che intende raggiungere, tranne quelli generici della lotta alla corruzione e alla cattiva gestione della cosa pubblica che sono apprezzabili e condivisi da tutti. All’inizio si è presentato come il partito del cambiamento e del moralismo e ciò gli ha consentito di conseguire subito il risultato avuto nelle ultime elezioni, anche se successivamente non ha concretizzato questa volontà di rinnovamento. Infatti le uniche azioni finora esercitate dai suoi esponenti sono il continuo accanito attacco alle istituzioni e ai governanti, anche quando da quest’ultimi vengono accolte le loro proposte. Non mancano, poi, le critiche alle volte senza alcun fondamento che vengono mosse con pervicacia ai vertici dei sindacati, omettendo in maniera maliziosa che essi non sono designati ma eletti democraticamente da tutti i lavoratori iscritti e che, a torto o a ragione, rappresentano i legittimi interessi degli stessi, assumendo le necessarie decisioni alla luce del sole e nei termini consentiti da precise norme statutarie maturate in anni ed anni di lotte e conquiste sindacali.