ARIANO FOLKFESTIVAL: XXVII edizione

Il 16 agosto ha avuto inizio ad Ariano Irpino (AV), Ariano Folkfestival, l’attesissimo appuntamento annuale con il meglio della musica e dei suoni di tutto il mondo; un simbolo per eccellenza dell’estate in Irpinia e una delle colonne portanti degli eventi dedicati alla musica world e folk internazionale.

La XXVII edizione del festival ha proseguito il suo viaggio sonoro senza confini e senza limiti, che da sempre ha caratterizzato la sua identità, invitando artisti da Colombia, Brasile, Costa D’Avorio, Angola, Ghana, Capo Verde e molti paesi europei, con un programma di cinque giorni (fino al 20 agosto) di eventi diurni e notturni, concerti, dj set e live performance che presentano una miscela originale di generi e stili.

Insieme ai concerti quest’anno è arrivata una novità: una sezione PRO che ha ospitato nei giorni 18, 19 e 20 agosto una serie di incontri tra professionisti dell’industria musicale culturale, arricchita da tavole rotonde e showcase a cui hanno preso parte alcuni dei principali attori dell’industria musicale nazionale e internazionale, con l’obiettivo di creare un’esperienza di condivisione tra i delegati e gli ambasciatori culturali del territorio.

Dub Inc. Foto©Carlos Gerardo García per gentile concessione UFFICIO STAMPA GDG press

Ha fatto da corona anche il ricco programma di attività collaterali che ha voluto offrire un’esperienza unica e onnicomprensiva tra la musica, gli eventi e la natura; in un territorio di straordinaria bellezza, a 800 metri sul livello del mare, al centro dell’Appennino e al confine con la Puglia, ricco di storia e di cultura.

Per la prima giornata di festival, mercoledì 16 agosto al Folk Stage si sono esibiti i Dub Incorporation, gli ambasciatori del reggae francese con il loro mix di reggae, dancehall e world music incarnate nelle voci di Bouchkour e Komlan, e i loro testi in francese, inglese o kabyl inneggianti all’inclusione. Sulla scena da oltre vent’anni i Dub Inc continuano a entusiasmare il pubblico, dai palcoscenici dei grandi festival internazionali e sul web, dove i loro video ottengono ogni giorno centinaia di migliaia di visualizzazioni e sono seguiti sui social network da oltre seicentomila fan.

Hanno aperto la serata i Puuluup, acclamato duo nu folk estone fondato nel 2014 da Ramo Teder (noto anche con il progetto da solista Pastacas) e Marko Veisson. Nel duo si uniscono surrealismo, folklore moderno e il revival della talharpa – una lira tradizionale ad arco, popolare nel Nord Europa fin dal primo Medioevo e suonata nelle isole dell’Estonia occidentale fino all’inizio del XX secolo – con testi e melodie che rappresentano una miscela di ricordi musicali e di improvvisazione. L’ispirazione è spesso tratta dai leik dell’isola Vormsi, dal repertorio jouhikko finlandese, dal blues del Sahel, dai chastushka e da altri elementi delle tradizioni musicali di tutto il mondo.

Li ha seguiti l’italianissima Rhabdomantic Orchestra, il collettivo aperto di musicisti di Torino, guidato dal compositore e polistrumentista Manuel Volpe, una babele musicale, dove afrobeat, spiritual jazz, salsa e derive psichedeliche sono solo alcuni degli ingredienti utilizzati con lo scopo di restituire una visione molto cinematografica di ciò che comunemente viene denominata world music.

Giovedì 17 agosto il folk dell’Anatolia ha invaso Ariano con le ballate della cantante turca, suonatrice di bağlama e polistrumentista Derya Yıldırım. Accompagnata dalla sua band, il Grup Şimşek, (che si traduce in Ocean Lightning and the Thunderbolts, un gioco di parole sul cognome di Derya “Yıldırım”, che in turco significa fulmine) l’artista conduce un viaggio psichedelico che affonda le radici nella tradizione anatolica e attinge a un cosmo sconfinato di suoni, grazie soprattutto al contributo della batterista, percussionista, compositrice e suonatrice di marimba Greta Eacott.

A seguire, dalla Columbia è giunto il folklore tropicale dei Romperayo: un viaggio musicale tra suoni psichedelici della cumbia degli anni ’70 e altri ritmi tropicali che la band innova con arrangiamenti godibili e ballabili che scaldano la platea con umorismo coinvolgente.

Venerdì 18 agosto Ariano Folkfestival è entrato nel vivo, a partire dall’Aperiworld diurno musicale con Coqò Djette e Big Buddha e con l’apertura del Castle Stage, affidata a Lívia Mattos, strumentista, cantautrice e fisarmonicista che mescola il lirismo delle serenate e la danza caraibica, conservando le sue radici nell’utilizzo della fisarmonica, con cui orbita tra influenze folk cosmopolite e tradizionali.

Nello stesso giorno è stato possibile ascoltare il melting pot del cantautore palermitano Francesco Riotta, che con la semplice formula chitarra e voce riesce a percorrere chilometri di musica meticcia che abbracciano il reggae, soukous, ska, ragga, musica bambarà e siciliana.

A partire dalle 21.30 al Folk Stage si è esibito Depedro, al secolo Jiro Zavala, cantante e chitarrista dalla lunga carriera, molto conosciuto nella sua nativa Spagna per aver fondato e guidato i Vacazul e i 3000 Hombres, due dei gruppi rock più importanti del Paese negli anni ’90. La notorietà internazionale è arrivata per Depredro con l’incontro con i Calexico, al cui tour internazionale Jiro partecipa come chitarrista. La sua musica si basa sull’interculturalità musicale, frutto di innumerevoli viaggi in tutto il mondo con alcuni dei migliori musicisti del nostro tempo. Il suo terzo album, di recente uscita intitolato “La increíble historia de un hombre bueno”, comprende 13 canzoni e vede la partecipazione di Tony Allen, Nick Urata, cantante dei Devochtka, l’australiano Bernard Fanning e i Calexico.

Nella stessa serata una delle nuove scoperte dell’Ariano Folkfestival: la cantante Pongo, considerata la nuova diva del Kuduro, la dance elettronica che ha origini da sperimentazioni sonore avvenute negli anni Ottanta in Angola, dove la cantante è nata nel 1992. Emigrata in Portogallo per sfuggire alla guerra civile, Pongo ha raccolto l’eredità del genere musicale vivacizzandolo con suoni dall’Afrobeats, al Favela Funk o addirittura all’Afrofunk creando musica potente e coinvolgente per feste e club. Sostenitrice della commistione di generi e linguaggi come un modo per abbattere tutte le barriere culturali Pongo ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti della critica – New York Times, Dazed, BBC- e grandi esibizioni in festival come il Dour in Belgio e il MaMa a Parigi.

Un’altra rivelazione si è affacciata sul palcoscenico di Ariano: la dj, produttrice e artista multidisciplinare, Asna. Nata e cresciuta in Costa d’Avorio Asna è l’astro nascente della nuova scena afro-elettronica; un’esploratrice musicale che spazia dal coupé-décalé ivoriano al ritmo trance africano o alla rumba congolese suonando in locali e noti eventi come Afropunk, Nyege Nyege e Nuits Sonores, e collaborando come modella e musa per artisti del calibro di LP de Gagoue e JP Gautier.

Ha chiuso la festa alla Sona zone l’after di Grayssoker, il “nuovo UFO” della scena elettronica francese, armato di looper e pedali per gli effetti, che partendo dai suoni delle danze popolari di un tempo, ne trae un suono distorto e ipnotico degno delle migliori feste, in un live decisamente punk, che lascia ampio spazio per l’improvvisazione ma fa ballare le folle.

Sabato 19 agosto è giunta al Castle Stage una le voci più importanti del panorama pugliese e più in generale della world music: Maria Mazzotta, ex membro del Canzoniere Grecanico Salentino, artista capace di spaziare con naturalezza dalle sonorità del Sud Italia alle cadenze balcaniche, con un’interpretazione che coinvolge lo spettatore trascinandolo ed immergendolo nella cultura dei brani interpretati.

Si sono poi diffuse le sonorità elettroacustiche di Rumbo Tumba, progetto dell’argentino Facundo Salgado, un artigiano di loop organici musicali che sperimenta la fusione di ritmi e tessiture sonore di diverse parti del Sud America – con ritmi urbani come Dub, Hip Hop e House.

Tra gli ospiti più attesi di questa edizione  sono stati sicuramente gli Hilight Tribe, iconica band elettro strumentale europea attiva sin dalla metà degli anni ’90, pioniera del Natural Trance, che combina elettronica d’avanguardia e world music tradizionale, con chitarra, voce, percussioni multiple e una vasta gamma di strumenti etnici come il sitar, il didgeridoo o i tamburi dei nativi americani, aprendo le porte a suoni sperimentali e vibrazioni psichedeliche, amplificate anche dagli effetti del luminoso light design di ogni loro concerto.

Il live di Hilight Tribe è stato preceduto dai Deli Teli, quartetto di Massali che fa rivivere il kitsch delle piste da ballo ateniesi degli anni ’60 e ’70, e del laïko, la musica tradizionale pop dell’epoca, irrogandola con corde mediterranee pizzicate e suoni psichedelici: un invito a ballare e a partecipare a un’odissea greca ipnotica e ondeggiante.

Alla Sona Zone imperdibile l’after di Tekemat la brass band più minimalista che ci sia, che con percussioni e ottoni mescola i suoni per creare un effetto elettro, senza campioni, loop o suoni preregistrati. Tutto è suonato dal vivo, nella loro performance che seduce anche i fan più reticenti della musica techno, immergendo il pubblico in una trance sperimentale e organica.

Domenica 20 agosto l’ultima giornata di Ariano Folkfestival 2023 è stata, come sempre, una grande festa che si è aperta con DADA’, cantautrice che unisce cultura napoletana e world music con contaminazioni club ed elettroniche facendo della libertà di espressione la bandiera della propria poetica. A seguire si è esibito Big Buddha, il pioniere delle notti raï, instancabile esploratore della world music fin dagli anni ’80, vera e propria guida ai suoni del pianeta con i suoi set cosmopoliti e cosmici al tempo stesso che mescolano breakbeat balcanici e boogaloo-house, rai robotici e beat asiatici, offrendo una personalissima cartografia del globo sotto forma di invito al viaggio.

I ritmi di Capo Verde hanno invaso il Castle Stage con l’arrivo dei Fogo Fogo, – band il cui nome si ispira all’isola vulcanica capoverdiana – “Fogo”, che significa “fuoco”. Ed è proprio quello che fa questa talentuosa band: infiammare con musica da ballo africana che diffonde la potenza ben oliata ed energica dei suoi esperti musicisti: Francisco Rebelo (basso), João Gomes (tastiere), Edu Mundo (batteria), Danilo Lopes (voce/chitarra) e David Pessoa (voce/chitarra), abituati da tempo a calcare le scene mondiali.

Il programma di quest’edizione – ricchissima- del festival ha chiuso con Extraliscio, la band capitanata dallo “scienziato dei suoni” Mirco Mariani, che ha portato il punk nelle balere, facendo incontrare la musica che ha fatto ballare intere generazioni con le chitarre, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia, gioia e leggerezza.

Come ormai da tradizione, l’ultimo giorno di festival è stata una grande festa proseguita fino a notte fonda e quest’anno El Turbo Maradona è stato l’artista dell’aftershow.

di Eleonora Marino