ALLARME ROSSO PER I LAVORATORI DEL PARASTATO

Che il governo in carica non voglia rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici è acclarato.
Preso atto della sentenza della Consulta sul ricorso della FIALP CISAL (destando dal letargo alcune sigle sindacali, leste ad appropriarsi del pronunciamento della Corte come accaduto perfino sul palco del 1° maggio sic!!) e venuta meno la giustificazione dell’attesa della ricomposizione dei Comparti di contrattazione con la sottoscrizione della “ipotesi di accordo”, l’Esecutivo ribatte con un doppio colpo basso:
l’approvazione del DEF senza finanziamento del rinnovo dei contratti
il rilancio di una delle peggiori previsioni della c.d. Riforma Brunetta, quella della suddivisione dei lavoratori, “a prescindere”, in un 25% di buoni, 25% di cattivi e 50% di così-così.

Se, con la sottoscrizione definitiva, sarà confermato il contratto quadro per la definizione dei comparti, i lavoratori del Parastato saranno scaraventati in un pesante contesto.
Il DEF espone, per i contratti, i tristemente famosi 300 milioni stanziati con la legge di stabilità 2016. E lo fa anche per gli anni a venire.
Sappiamo, per esperienza, che il governo replicherà che gli stanziamenti devono essere effettuati con le prossime leggi di stabilità. Sarà così posticipata a quel momento l’effettiva contezza, come temiamo, della prosecuzione di un blocco sostanziale, e non più anche formale, della contrattazione e delle retribuzioni causato dalla mancanza di fondi.
Se si dovesse superare il problema del finanziamento, con nuovi ed adeguati stanziamenti, allora, tra gli altri scogli (vedi giungla degli inquadramenti professionali ed economici..) si presenterà quello della norma sulla ripartizione dei compensi incentivanti la produttività.
Norma che, a fronte di sicure rigidità governative, sarà ben complicato definire nel CCNL,  tantomeno abrogare. La situazione è molto complessa e preoccupante.
O si riapre un “tavolo” sulla questione della norma Brunetta (ora anche Madia) che sia pregiudiziale all’apertura del confronto contrattuale – per assurdo, anche a prescindere dell’importo degli stanziamenti – o si corre il rischio di dover mettere il 25% dei lavoratori del parastato in condizione di ricevere un danno irreparabile ed inaccettabile ed un altro 50% senza incrementi significativi, a fronte di miseri adeguamenti contrattuali.
Infatti questo elemento della retribuzione, per i dipendenti del comparto EPNE che ha fatto da “apripista” per modelli contrattuali incentrati sulla misurazione ed incentivazione della produttività, ha un peso tale che non si ravvede in altre realtà.
Ciò impone un’attenzione particolare per non trasformare il personale del comparto in un capro espiatorio, con conseguenze gravissime per i lavoratori.
Conseguenze che, per gli effetti sulla tenuta organizzativa e produttiva, inevitabilmente si scaricherebbero sugli stessi Enti che già languono per i continui tagli alle risorse economiche e per il reiterato blocco del turn over.
Questa dell’incentivo è oggi la priorità, la pregiudiziale da porre al centro della discussione ancor prima di richiedere a gran voce il rinnovo del contratto.
Ci attendiamo che, in sede ARAN, al momento della firma definitiva, sia questo un elemento forte di discussione posto come preliminare a qualsiasi altra valutazione parte delle Confederazioni che hanno sottoscritto l’accordo per la riduzione dei comparti.