TRAVET ? NO, GRAZIE – Dalla parte del servizio pubblico

“Da siringhe a travet, tutti i risparmi” titola l’ANSA in questi giorni nell’inserto sulla spending review. Travet?!? Chi sono i “travet? La curiosità è presto soddisfatta, basta proseguire attivando il link: “Sono 24.000 i dipendenti pubblici in esubero”. Mi incuriosisco, voglio saperne di più. Da oltre 20 anni lavoro per un Ente pubblico, non sapevo di essere una “travet”; sono anche una sindacalista, mi sento coinvolta in prima persona. Scopro allora sul dizionario on line del Corriere della Sera che questo termine significa “impiegato diligente e puntuale, specialmente con valore ironico o spregiativo”. Ironico e dispregiativo? La cosa non mi piace affatto. “Da dove nasce questo termine?” ….

Pubblicato il 08/06/2015

di Elena TIRACORRENDO

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“Da siringhe a travet, tutti i risparmi” titola l’ANSA in questi giorni nell’inserto sullaspending review.
Travet?!? Chi sono i “travet? La curiosità è presto soddisfatta, basta proseguire attivando il link: “Sono 24.000 i dipendenti pubblici in esubero”.
Mi incuriosisco, voglio saperne di più. Da oltre 20 anni lavoro per un Ente pubblico, non sapevo di essere una “travet”; sono anche una sindacalista, mi sento coinvolta in prima persona. Scopro allora sul dizionario on line del Corriere della Sera che questo termine significa “impiegato diligente e puntuale, specialmente con valore ironico o spregiativo”. Ironico e dispregiativo? La cosa non mi piace affatto. “Da dove nasce questo termine?”
Trovo la risposta su Wikipedia. Cito testualmente questa fonte: “Le miserie ‘d Monsù Travet è una commedia in cinque atti in piemontese composta da Vittorio Bersezio e rappresentata per la prima volta il 4 aprile 1863 al Teatro Alfieri diTorino dalla compagnia Toselli…. Ignazio Travet, il protagonista, è un impiegato pubblico che ritiene appunto di avere trovato “il posto sicuro” e soprattutto decoroso, ma in realtà non è altro che un umile impiegato che, per quanto laborioso sia, è sempre maltrattato.”
Beh, dall’800 ad oggi poco è cambiato: sono tanti gli impiegati pubblici diligenti e laboriosi che conosco personalmente e che stimo per l’impegno e la dedizione che mettono nel loro lavoro, e che nonostante questo sono – loro malgrado – “maltrattati”, vittime dello stereotipo del “dipendente pubblico fannullone”. Ma proseguo nella mia ricerca.
“La vicenda è ambientata a Torino dove Ignazio Travet, speranzoso in una promozione che tarda ad arrivare, svolge in modo coscienzioso il suo lavoro di impiegato governativo. Subissato dai soprusi subìti al ministero e dalle lamentele della seconda moglie, dei figli Marianin e Carlin e anche della serva, Ignazio sopporta tutto stoicamente fintanto che, a causa di un avvenimento accaduto in ufficio e che potrebbe disonorarlo, reagisce in modo deciso alle prepotenze del suo capo-sezione”.
E’ ancora così! Chi vive dall’interno la pubblica amministrazione sa cosa vuol dire trovarsi di fronte a percorsi di carriera bloccati, capi dispotici, disposizioni normative e organizzative illogiche, calate dall’alto, che non puoi discutere più di tanto ma solo applicare. E questo fatto dello scatto d’orgoglio di Ignazio Travet, impiegato coscienzioso, mi piace. C’è sempre la “goccia che fa traboccare il vaso”. In Italia forse ci stiamo per arrivare… Proseguo ancora.
“Alla fine, pur avendo ottenuto la tanto attesa promozione, Ignazio lascerà l’impiego e seguirà l’esempio del fornaioGiachëtta che nel commercio ha scelto di essere libero e senza superiori. Liberatosi così anche dai pregiudizi sociali permetterà alla figlia Marianin di sposare il giovane socio dello stesso fornaio”.
“Ecco perché è ritornato in auge questo termine” penso “il riscatto di Travet sta nell’abbandonare l’impiego pubblico e nel mettersi in proprio! In effetti sono diverse migliaia i dipendenti pubblici che con la spending review si vorrebbe tornassero “liberi e senza superiori” …. magari a fare i “fornai””!!!
A parte scherzi… una storia a lieto fine? Forse per Ignazio Travet, se come persona è andato a stare meglio, ma non per la collettività, che ha perso un suo fedele servitore, né per lo Stato, che non ha saputo mantenere al suo servizio un impiegato coscienzioso. Ricordiamolo: la natura dell’uomo è sociale, quindi esisterà sempre una “res publica”, e sarà sempre necessario qualcuno che la gestisca, ed è bene che siano i migliori. “Meritocrazia” è una parola che non spaventa il sindacato – non certo la FIALP CISAL – se non fosse per i metodi che si intende utilizzare nell’attuarla.
Tutto questo per dire cosa? Attenzione, qui si sta esagerando nel colpire così pesantemente e in modo così indiscriminato la categoria dei dipendenti pubblici. Attenzione, perché se gli innumerevoli “Travet” decidono uno scatto di orgoglio e si fermano per un periodo prolungato, si ferma l’Italia, e allora si vede il valore del servizio pubblico! Attenzione, non tirate troppo la corda, si spezza..
“TRAVET? No grazie!” In una società matura a dirlo non dovrebbe essere il sindacato, ma lo Stato e l’intera società, perché considerano il servizio pubblico un valore e non una spesa inutile, da tagliare a tutti i costi.

P.S.: proseguendo nella mia ricerca ho scoperto che dalla commedia ottocentesca di Bersezio è stato tratto il film ““Le miserie del signor Travet” …. diretto nel 1945 da Mario Soldati e interpretato da Carlo Campanini, nel suo primo ruolo di attore protagonista, al fianco di Alberto Sordi e Gino Cervi. Questo fu il primo film in assoluto trasmesso dalla Rai il 3 gennaio 1954, data in cui iniziò il regolare servizio televisivo in Italia”.
Un servizio pubblico come quello della RAI che inizia la sua attività con la storia di un impiegato che trova riscatto nell’abbandonare il lavoro pubblico per mettersi in proprio…. è quasi una profezia!
Comunque, Ignazio Travet e le sue vicende mi erano completamente sconosciute…. sarà perché nel 1863 … ma anche nel 1954… ero ancora lontana dal nascere?