NOTA DI REDAZIONE

Nei giorni scorsi, caratterizzati dalle vivaci dinamiche politiche e, forse, proprio in considerazione degli esiti elettorali, si sono affastellate riflessioni e commenti sulle ipotesi di modifica (abolizione in toto?) delle norme che regolano il sistema pensionistico. Prima il Fondo Monetario Internazionale che, gettando l’allarme sugli effetti a lungo termine delle riforme pensionistiche degli anni ’90 […]

Pubblicato il 28/03/2018

Michele DI LULLO

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Nei giorni scorsi, caratterizzati dalle vivaci dinamiche politiche e, forse, proprio in considerazione degli esiti elettorali, si sono affastellate riflessioni e commenti sulle ipotesi di modifica (abolizione in toto?) delle norme che regolano il sistema pensionistico.

Prima il Fondo Monetario Internazionale che, gettando l’allarme sugli effetti a lungo termine delle riforme pensionistiche degli anni ’90 fino alla legge Fornero, contraddice i numeri forniti dal Governo circa il peso della spesa pensionistica: 16% per l’Esecutivo, anziché il 20,3% valutato dal Fondo per un lasso di tempo fino al 2045 (!).

Poi la BCE, che rimarca il rallentamento del passo delle riforme del sistema pensionistico, riforme che, a parere della Banca Centrale, non devono essere ritardate.

Messaggi alle forze politiche vincitrici nella recente tornata elettorale con chiaro riferimento a quanto previsto nei programmi, in particolare di Lega e M5S, circa la cancellazione/superamento della riforma Fornero ?

Citando statistiche Eurostat, la Bce ricorda come l’invecchiamento della popolazione, in particolare in Italia, avrà importanti implicazioni macro-economiche e fiscali, comportando declino nella disponibilità di forza lavoro, probabili effetti negativi sulla produttività, perfino sull’andamento dei prezzi di alcune categorie di prodotto, ad esempio con l’aumento della domanda di servizi sanitari. Ma anche il rischio che una ipotetica riduzione delle prestazioni pensionistiche (..alcune già a livelli di mera sussistenza !) possa comportare una diminuita propensione ai consumi.

Alle tante informazioni e considerazioni, si aggiungono i dati sulla spesa pensionistica periodicamente forniti dall’ISTAT che, come tradizione, riaprono il dibattito sulla effettiva separazione contabile tra quanto riferire alla pura spesa pensionistica, in sintesi quella “coperta” da contribuzione, e quanto attribuire alla voce “assistenza”, quella che dovrebbe essere sostenuta dallo Stato e, quindi, dalla fiscalità generale.
Ma anche le valutazioni di importati personaggi, come quelle di recente manifestate da un autorevole consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, tra le altre, ha fantasiosamente classificato le integrazioni al minimo delle pensioni, quelle sotto la soglia del minimo vitale, come “spesa pensionistica”.

L’occasione è stata ghiotta per il nostro carissimo amico Lucio Casalino, il nostro vero “esperto” di pensioni, oltre che pluridecennale dirigente sindacale della nostra Organizzazione Sindacale Autonoma (CISAL, FIALP, INPS, ecc..), che con la nota che pubblichiamo, semplicemente ripristina la VERITA’.
Cogliamo infine l’occasione per pubblicare importanti contributi di Patrizia D’Attanasio, su una particolare novità prevista dal CCNL per le Funzioni centrali recentemente sottoscritto, e di Francesca Caracò che tocca alcuni aspetti legati alle tematiche del controllo a distanza dei lavoratori, nonché di novità in ambito di accesso agli atti della P.A.

Buona lettura.